Libri di culto
14 Gennaio 2019

L’amica geniale

Tra il romanzo e la fiction
Geremia Lucia

Raffaelle (Lila) Cerullo e Elena (Lenù) Greco sono l’una l’amica geniale dell’altra, strette da un forte rapporto di amore-odio, di invidia e di ammirazione, quasi di compensazione reciproca. Noi veniamo a conoscere le due protagoniste nel giorno della sparizione di Lila, che spinge Lenù a scrivere, in un flashback lungo una vita, ogni dettaglio della loro amicizia: così prende avvio L’amica geniale, il primo romanzo della quadrilogia best seller di Elena Ferrante (pubblicata da E/O tra il 2011 e il 2014), che da novembre 2018 è sbarcato anche sul piccolo schermo.

La miniserie televisiva, frutto di un’importante co-produzione italo-statunitense tra Rai e HBO, non ha tradito le attese: già le prime puntate hanno dato prova non solo di un’energica somiglianza tra le protagoniste (bambine prima e adolescenti poi) scelte per la fiction e quelle delineate dalla Ferrante, ma anche di una trasposizione che non fa venire nostalgia della lettura. Il ritmo narrativo dei romanzi, infatti, si presta bene anche al linguaggio televisivo e il regista della serie, Saverio Costanzo, non lo altera, pur personalizzandolo attraverso la messa in scena, le inquadrature, la scelta dei colori predominanti, le musiche.

Nelle prime battute, proprio l’andamento cadenzato e a tratti ripetitivo del racconto potrebbe far sorgere qualche dubbio nello spettatore. La storia delle due “piccole donne” sembra procedere con lentezza e, se si aggiungono la presenza dei sottotitoli – utili a tradurre il napoletano stretto dei personaggi dello schermo – e il tempo necessario a memorizzare i vari cognomi delle famiglie del rione, si ricava quasi l’impressione di non riuscire a seguire questo ritorno all’infanzia. Eppure la scelta dei tempi scanditi, degli spazi ariosi ai margini di Napoli, così come del linguaggio verace, restituiscono una certa fedeltà non solo alle pagine del libro, ma anche al periodo in cui la storia è ambientata, gli anni Cinquanta. E se leggendo si prende subito confidenza con le due protagoniste, guardando la serie ci si affeziona ai volti così espressivi di Lila e Lenù bambine, che conquistano e appassionano nell’interpretazione di Ludovica Nasti ed Elisa Del Genio.

Riguardo alla lingua dei personaggi è necessaria una precisazione. Se nel romanzo il napoletano è poco presente in forma diretta, nella serie assume un ruolo importante: una scommessa che richiede maggiore attenzione allo spettatore, ma che non frena il successo (anche internazionale) della fiction. Al dialetto partenopeo sottotitolato ci aveva abituato Gomorra, il libro-inchiesta di Roberto Saviano pubblicato nel 2006 e diventato prima un film per la regia di Matteo Garrone (2008) e poi una serie televisiva (dal 2014). Anche se non è da escludere una concessione al gusto esotico degli Stati Uniti, dove la quadrilogia della Ferrante, pubblicata con il sottotitolo Neapolitan novels (da Europa Edition, divisione newyorkese della stessa E/O), ha avuto così tanto successo da far parlare i quotidiani di una Ferrante Fever.

La narrazione segue passo passo le vicende di Lila e Lenù, che si intrecciano continuamente con quelle del rione: ci sono la scuola e la maestra Oliviero, l’orco delle favole don Achille, il ferroviere-poeta e la vedova pazza, un morto e un presunto assassino. Destini sviscerati nella loro miseria e nella speranza di trovare, forse un giorno, il proprio riscatto. Lenù lo troverà nella scuola; Lila, che non può permettersi di proseguire gli studi, sembra trovarlo nella possibilità di arricchire se stessa e la propria famiglia (ben presto, però, capirà a sue spese che cosa comporta scendere a compromessi con il rione senza mai uscirne fuori). E le due giovani attrici, Margherita Mazzucco nei panni di Lenù e Gaia Girace in quelli di Lila ormai adolescenti, riescono a comunicare la forza che anima le loro battaglie: implosiva per Lenù, esplosiva per Lila.

Le due ragazze si ritrovano a crescere in un ambiente difficile e ai limiti del degrado, strette dal filo di un’amicizia a volte ossessiva, a volte assente, ma tenuta viva dalla voglia dell’una di non restare indietro rispetto all’altra. Capiterà spesso alle spettatrici di rivedersi in Elena, nella sua pacatezza e insicurezza, e nelle sue scelte a volte avventate, compiute solo per non essere seconda all’amica (come il fidanzamento con un compagno di scuola); altre volte invece in Lila, nel suo coraggio e nella sua caparbietà (nell’opporsi, per esempio, al matrimonio con Marcello Solara, bello ma violento). In questa dicotomia sembra di riconoscere le due facce di uno stesso personaggio che, come in un copione da sliding doors, segue due destini diversi, aprendosi alla conoscenza di un mondo complesso, dove a prevalere sono competizione e lotta per la vita.

Nel libro tutto ciò precipita pagina dopo pagina in un romanzo di formazione dal respiro epico, dove ai cambiamenti delle protagoniste si avvicendano quelli di un quartiere, di un tempo lungo e in continua trasformazione. Nella serie tv ad accompagnarci è la voce fuori campo di Elena (prestata dall’attrice Alba Rohrwacher), che ci rivela gli stati d’animo e i retroscena delle vicende. Forse solo sul finale si potrebbe avere da ridire: se nel volume Lila assume l’atteggiamento spavaldo che le è proprio, nella fiction scorgiamo sul suo viso un’espressione diversa, quasi inaspettata. Ad ogni modo la storia non si chiude, anzi si prepara a una serie di traversie e novità che ci permetteranno di continuare a ritrovarci in Lila e Lenù.

Tra legami, libri e luoghi a cielo aperto, la storia delle amiche geniali si fa specchio di un “piccolo mondo antico”, che in quegli anni cerca di prendere le distanze da un’identità offesa dalla guerra e aprirsi, non senza sofferenze, alle promesse del nuovo.

 

Geremia Lucia
Dottoranda di ricerca in Letteratura italiana contemporanea all’Università Cattolica di Milano